100 giorni all’invasione? La verità dietro la strategia della paura

Ciao, normalmente mi tengo lontano da temi di politica e guerra, ma credo sia importante fare chiarezza su certi aspetti: la propaganda, infatti, finisce spesso per accecare le persone.

Negli ultimi mesi si è diffusa con insistenza la voce secondo cui la Russia potrebbe invadere l’Europa entro “100 giorni” – o addirittura 100 ore. Un titolo che sembra uscito da un film catastrofico più che da un’analisi geopolitica. La realtà, però, è ben diversa: secondo la maggior parte degli esperti di difesa e sicurezza non esistono basi concrete per considerare plausibile uno scenario del genere. Non si tratta di un piano reale, ma di una proiezione estrema, nata come monito per evidenziare la fragilità delle difese europee.
L’origine di questa narrazione si trova negli avvertimenti dell’ex comandante Nato Richard Shirreff, il quale ha ipotizzato che, in caso di conflitto, un’offensiva russa potrebbe penetrare nelle linee europee in circa 100 ore, generando caos logistico e psicologico. Un’ipotesi che, se estrapolata e semplificata, alimenta il timore di un attacco imminente; ma che in realtà nasce per sottolineare l’urgenza di rafforzare gli investimenti nella sicurezza comune, non per anticipare un’aggressione programmata. Gli analisti concordano: la possibilità di un conflitto diretto e su larga scala rimane minima.
La Russia, già impegnata in una guerra logorante e dispendiosa in Ucraina, non ha né le risorse né l’interesse per affrontare la Nato. Le minacce più concrete non riguardano carri armati o invasioni in stile novecentesco, bensì strumenti moderni: cyberattacchi, disinformazione, sabotaggi, pressioni economiche e psicologiche. È su questo terreno che Mosca – come altri attori globali – cerca di indebolire l’unità europea, generando sfiducia e alimentando la percezione di precarietà. Per comprendere il contrasto tra paure costruite e realtà storiche basta tornare al 3 novembre 1918, quando le truppe italiane entrarono a Trento. Tre squadroni di Cavalleggeri di Alessandria, guidati dal Colonnello Ernesto Tarditi, attraversarono il ponte sul Fersina, seguiti da Arditi, Alpini e Artiglieri. Poche ore dopo, con l’armistizio di Villa Giusti, l’Italia vedeva la fine della Prima Guerra Mondiale. Quel giorno, segnato dall’issare del tricolore sul Castello del Buonconsiglio, resta simbolico perché rappresenta la liberazione e la riconquista della pace, ottenuta a caro prezzo e con sacrifici enormi. Se confrontiamo quella data con le paure odierne, appare evidente che oggi le guerre più rumorose non si combattono sul campo, ma nella mente. Le notizie di invasioni imminenti servono meno a descrivere un pericolo reale e più a mettere alla prova la tenuta politica e psicologica delle società europee.
È un modo per generare disagio e convincere governi e opinione pubblica a destinare più risorse alla difesa. Del resto, nessuno dei grandi attori globali sembra avere reale interesse in una guerra totale: i costi umani ed economici sarebbero insostenibili. Ciò non toglie che il clima di tensione possa risultare utile a molti: a Donald Trump, per rafforzare la propria posizione interna evitando di perdere la poltrona; alla Russia e alla Cina, che mirano ad ampliare la loro influenza senza bisogno di invadere fisicamente, sfruttando invece la propaganda, la leva energetica e il controllo economico.

La lezione che arriva dalla storia è chiara: la pace non si preserva con slogan allarmistici, ma con lucidità, cooperazione e capacità critica. Oggi le guerre più diffuse sono psicologiche, fatte per destabilizzare e dividere. Ricordarlo è fondamentale, perché i popoli non desiderano la guerra: è solo chi detiene il potere a trovare vantaggio nel brandirne lo spettro come strumento di dominio.

Antonio Cesario




Siamo oltre la 3ª guerra mondiale.Questa è la 4ª! La mia profezia.

Viviamo in un’epoca definita “di crisi”. Una parola ricorrente, onnipresente, quasi familiare. Ma quella che era una semplice condizione economica o politica è diventata ormai panico, depressione diffusa, vulnerabilità. Proviamo a razionalizzare, a reagire, a trovare via di fuga, ma i media ci assediano ogni giorno con cronaca nera, catastrofi, guerre e ingiustizie. Il nostro secolo si sta rivelando instabile, pericoloso. Le tensioni sociali ci dividono, alimentano antichi pregiudizi, riportano in superficie forme di razzismo e odio mai del tutto sopiti. Le paure si moltiplicano, nutrite da una fiamma d’indifferenza che si propaga come petrolio sull’acqua. Le guerre, oggi come ieri, nascono da interessi economici, politici e territoriali. Il mondo è da sempre conteso, spartito, sfruttato. E ci stiamo avvicinando, inesorabilmente, a un nuovo punto di rottura.

L’attuale terza guerra mondiale

La terza guerra mondiale non si è mai ufficialmente dichiarata, ma si combatte ogni giorno. È una guerra globale, multiforme, che non si svolge solo con armi convenzionali ma con pressioni economiche, tecnologie, informazione. Eppure, lo scopo resta sempre lo stesso: il dominio. I grandi blocchi di potere – America, Russia, Cina, Giappone – si muovono da sempre come “salvatori”, pronti ad intervenire nelle crisi internazionali. Ma dietro la maschera dell’aiuto spesso si cela l’interesse. È un copione che si ripete: presenza costante in ogni conflitto, promesse di pace, ma poi investimenti, controllo, occupazione. Non si tratta di essere pro o contro una nazione: basta osservare i fatti con lucidità.

La nuova strategia di guerra

La strategia globale è cambiata, ma solo in apparenza. Oggi, le potenze mondiali si muovono come giocatori di Risiko: osservano, forniscono armi, rinforzano alleati deboli, attendono il momento del collasso per intervenire e poi “ricostruire”, ottenendo in cambio compensazioni economiche e influenza. La guerra non è più solo distruzione, ma un processo calcolato per consolidare potere. Gli Stati Uniti stanno progressivamente perdendo terreno, e nuove alleanze emergono. Ma le dinamiche di fondo restano identiche: la guerra è sempre un investimento mascherato da intervento umanitario.

Un paradosso plausibile

Immaginiamo uno scenario paradossale, ma non troppo lontano dalla realtà. L’Italia precipita in una crisi economica e politica irreversibile. Interviene la Germania, offrendo sostegno e finanziamenti. In cambio, l’Italia contrae un debito enorme, come accaduto con la Grecia. La Germania, per garantirsi il credito, ottiene titoli di Stato. Risultato? Parti del nostro Paese diventano, di fatto, proprietà tedesca. Perché non vendere anche il Colosseo, allora? O magari la Torre di Pisa – sono certo che troverebbero il modo di raddrizzarla definitivamente.

Formazione delle squadre

Il mondo si sta riorganizzando in blocchi sempre più definiti. America, Giappone ed Europa cercano accordi per rafforzare gli scambi e le difese comuni. Dall’altra parte, Russia, Cina e una parte dell’Africa costruiscono nuove alleanze. E in silenzio, lo Stato Islamico rimane vigile. Forse, nel caos, c’è anche qualcosa di buono: l’unione fa la forza, e avere alleati può fare la differenza in tempi difficili. Ma l’altro lato della medaglia è preoccupante. Aumentano i compromessi, si riduce la sicurezza alimentare, si aprono le porte a prodotti stranieri non sempre regolamentati. Le importazioni da paesi come Tunisia e Spagna stanno già alterando il nostro mercato, portando pesticidi e sostanze dannose che in alcuni luoghi sono ancora legali. Ci ritroveremo a mangiare, indossare e respirare ciò che non conosciamo. E con essi, nuove crisi sanitarie potrebbero nascere.

Come si svolgerà la quarta guerra mondiale?

La prossima guerra, se davvero ci sarà, potrebbe non sembrare una guerra nel senso classico. Si profilerà come un conflitto tra due grandi blocchi: l’Occidente unito da una parte, l’Oriente dall’altra. La Russia, nonostante la perdita di alcuni alleati chiave, riuscirà ad espandere la sua influenza. Nel frattempo, l’instabilità economica globale crescerà a dismisura, portando molti paesi al collasso. Politicamente, emergerà un nuovo equilibrio: gli Stati Uniti – o ciò che ne resterà – si autoproclameranno “arbitro mondiale”. Ma in un mondo ormai diviso, nessuno potrà più davvero ambire alla leadership assoluta. La quarta guerra mondiale sarà silenziosa, invisibile. Si combatterà con strumenti finanziari, informatici, psicologici. Le armi convenzionali diventeranno secondarie. Le fazioni opposte cercheranno di destabilizzarsi a vicenda fino a che una non crollerà. E forse nessuna si dichiarerà sconfitta.

Cari lettori, spero di non avervi spaventato troppo. Questo è solo uno scenario plausibile, non una profezia. Il futuro non è scritto. Tutto può cambiare, se siamo noi i primi a cambiare. Dobbiamo abbattere i muri dell’opinione imposta, superare le divisioni e unirci per una causa comune: la sopravvivenza della nostra umanità.

Alla prossima riflessione,

Antonio Cesario




La tensione tra Russia e Ucraina: sai perchè sono in guerra?

Prima di entrare nel vivo della questione è importante capire il contesto storico e politico che ha portato alla situazione attuale. Una panoramica storica e politica è di dovere.

Panoramica Storica e politica

La tensione tra Russia e Ucraina ha radici profonde nella storia e nella geopolitica della regione. L’Ucraina ha fatto parte dell’Unione Sovietica fino alla sua dissoluzione nel 1991, e la maggior parte della popolazione ucraina ha radici etniche e culturali simili a quelle dei russi. Tuttavia, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Ucraina ha scelto di diventare un paese indipendente e di allontanarsi dall’influenza russa.

La tensione tra i due paesi è aumentata nel 2014, quando la Russia ha annesso la Crimea, una regione ucraina con una maggioranza di popolazione di etnia russa. La comunità internazionale ha condannato l’annessione come una violazione del diritto internazionale e ha imposto sanzioni economiche alla Russia. Da allora, la situazione tra i due paesi è rimasta tesa, con sporadici scontri armati nella regione orientale dell’Ucraina, dove i separatisti filorussi hanno cercato di prendere il controllo del territorio.

Nel novembre 2021, la situazione è peggiorata quando la Russia ha accumulato truppe e armamenti al confine con l’Ucraina, sollevando preoccupazioni di un possibile attacco. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha implicazioni significative per la stabilità e la sicurezza della regione e per le relazioni internazionali. L’Europa dipende in gran parte dalle forniture di gas naturale russo, e la tensione tra i due paesi ha portato oggi l’interruzione delle forniture e l’aumento dei prezzi dell’energia. Inoltre, il conflitto ha alimentato la polarizzazione politica all’interno dell’Ucraina e ha creato preoccupazioni per la sicurezza della NATO e dei suoi alleati.

Per quale motivo l’Ucraina vuole diventare parte della NATO?

L’Ucraina ha manifestato interesse a diventare parte della NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) perché vuole garantirsi una maggiore sicurezza considerando la sua posizione geografica. La NATO rappresenta un’organizzazione di difesa collettiva tra i suoi membri, questo significa che in caso di attacco contro uno qualsiasi dei membri dell’organizzazione, gli altri membri sono tenuti ad aiutarli.

Inoltre, l’adesione alla NATO potrebbe rappresentare un’opportunità per l’Ucraina di modernizzare e riformare le sue forze armate, ricevendo addestramento e supporto tecnico dall’organizzazione. Ciò potrebbe migliorare la capacità di difesa dell’Ucraina e rafforzare la sua posizione in negoziati internazionali.

Quali sono le paure del presidente Vladimir Putin nel caso in cui l’Ucraina diventi un membro della NATO?

Il presidente russo Vladimir Putin si oppone con tutte le sue forze all’adesione dell’Ucraina alla NATO perchè questa rappresenta una alleanza militare occidentale che ha la capacità di schierare truppe e armi in vicinanza dei confini della Russia, il che potrebbe essere visto dal governo russo come una minaccia alla propria sicurezza nazionale.

In secondo luogo, l’adesione dell’Ucraina alla NATO potrebbe rappresentare una perdita di influenza per la Russia sulla sua ex repubblica sovietica e una minaccia dato che l’Ucraina è considerata dalla Russia, come parte della sua sfera di influenza storica e culturale, e l’adesione alla NATO potrebbe essere vista come un’ulteriore affermazione dell’occidentalizzazione del paese, che minerebbe la legittimità del governo russo e l’immagine del paese come grande potenza.

Putin mantiene acceso il conflitto anche a causa dei suoi interessi economici. L’Ucraina è un paese chiave per la Russia dal punto di vista economico, poiché rappresenta una via di transito cruciale per il gas russo diretto in Europa. Oggi le forniture sono state interrotte per alcuni paesi ma l’Europa continua a rifornirsi nonostante tutto dalla Russia perchè ancora troppo dipendenti. Non tutti i paesi Europei infatti sono capaci di sostenersi autonomamente.

Oggi l’Europa si rifornisce ancora di gas dalla russia?

Sì, l’Europa si fornisce ancora di gas naturale dalla Russia, sebbene negli ultimi anni ci sia stata una riduzione delle importazioni di gas russo a causa della crescente diversificazione delle fonti di approvvigionamento e degli sforzi per ridurre la dipendenza dalla Russia. Ciò include lo sviluppo di nuove infrastrutture di gas naturale, come il gasdotto TAP che trasporta il gas dal Caspio all’Europa attraverso la Turchia e l’Italia, e l’investimento nelle energie rinnovabili.

I paesi che ancora oggi si riforniscono dalla Russia sono: Germania, Italia, Turchia, Francia, Regno Unito, Austria, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria. Le sanzioni inflitte alla Russia comunque stanno influenzando positivamente l’Europa, infatti ogni paese sta studiando nuovi metodi di approviggionamento e  autosostentamento.

Le sanzioni inflitte alla Russia

Le sanzioni contro la Russia sono state imposte da vari paesi in risposta alle azioni della Russia in Ucraina e alla sua annessione della Crimea nel 2014. Le sanzioni sono state gradualmente intensificate nel corso degli ultimi anni e colpiscono diversi settori dell’economia russa, come il settore bancario, il commercio, l’energia e il settore delle armi.

L’Unione europea e gli Stati Uniti hanno adottato le sanzioni più ampie contro la Russia da quando è cominciata la crudele guerra contro l’Ucraina. Le sanzioni dell’UE includono restrizioni alle esportazioni e alle importazioni, divieti di viaggio e congelamento dei beni di alcune persone e di aziende leader russe. Gli Stati Uniti hanno adottato una serie di sanzioni simili che colpiscono principalmente il settore energetico russo e le sue aziende, tra cui la compagnia petrolifera statale Rosneft e Gazprom, la più grande azienda di gas naturale al mondo.

Le sanzioni hanno avuto un impatto significativo sull’economia russa, limitando l’accesso al finanziamento internazionale e alle tecnologie avanzate, e riducendo le opportunità di investimento per le aziende russe. Tuttavia, alcuni analisti sostengono che le sanzioni non hanno raggiunto il loro obiettivo principale di cambiare il comportamento della Russia in Ucraina e che hanno creato anche problemi per l’economia europea.

Russia o Ucraina: chi ha torto?

La situazione in Ucraina è complessa e non può essere ridotta a una singola colpa o responsabilità. Ci sono stati molti fattori che hanno portato alla crisi attuale, tra cui la politica interna ucraina, la pressione da parte della Russia e la mancanza di dialogo e comprensione tra le parti coinvolte.

Da un lato abbiamo l’Ucraina che ha subito molti problemi interni, come la corruzione, l’instabilità politica e il conflitto tra i suoi gruppi etnici e linguistici. L’Ucraina sostiene che sta cercando di difendere la propria integrità territoriale e la sua sovranità nazionale contro l’aggressione russa.

Dall’altro lato abbiamo la Russia che sostiene di proteggere gli interessi dei russi che vivono in Ucraina e che il governo ucraino è stato installato illegalmente con l’aiuto dell’Occidente.  L’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 e il sostegno russo ai separatisti filorussi nella regione orientale dell’Ucraina hanno portato alla crisi attuale.

importante notare che entrambe le parti hanno avuto una responsabilità nella crisi e che una soluzione duratura può essere raggiunta solo attraverso il dialogo e il compromesso. La comunità internazionale, compresa l’Unione europea e gli Stati Uniti, hanno cercato di promuovere il dialogo tra le parti e di trovare una soluzione pacifica al conflitto in Ucraina. Oggi il conflitto è ancora attivo e al culmine della crudeltà perchè non è ancora stata trovata una soluzione.

Come si arriva ad ottenere la pace tra questi paesi?

La soluzione non esiste ma la logica suggerisce di accordarsi democraticamente e avanzare insieme preservando i diritti degli individui, dei paesi aspirando ad una convivenza comune. Questo però purtroppo sembra non possa e non voglia essere preso in considerazione da Vladimir Putin.

  1. Dialogo e negoziati: un dialogo aperto e costruttivo tra l’Ucraina e la Russia, con la partecipazione della comunità internazionale, potrebbe portare a una soluzione pacifica del conflitto. Questo potrebbe includere discussioni su questioni come la devoluzione del potere alle regioni, la protezione dei diritti delle minoranze e la collaborazione economica.
  2. Rispetto per l’integrità territoriale dell’Ucraina: la comunità internazionale dovrebbe riconoscere l’integrità territoriale dell’Ucraina e fare pressione sulla Russia per rispettare i confini internazionali e ritirarsi dalla Crimea.
  3. Sanzioni e incentivi: le sanzioni economiche contro la Russia potrebbero essere utilizzate come un mezzo per fare pressione sulla Russia, mentre gli incentivi economici potrebbero essere utilizzati per promuovere la collaborazione economica tra l’Ucraina e la Russia.
  4. Mediazione internazionale: l’ONU o altri organismi internazionali potrebbero agire come mediatori nel conflitto, facilitando il dialogo tra le parti e aiutando a trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti.
  5. Collaborazione regionale: la collaborazione regionale tra l’Ucraina e altri paesi vicini, come la Polonia e la Romania, potrebbe aiutare a stabilizzare la regione e a promuovere la stabilità economica e politica.

Cosa potrebbe accadere nel caso in cui la Russia dovesse perdere la guerra?

La Russia potrebbe affrontare una serie di conseguenze a livello nazionale e internazionale.

A livello nazionale, la perdita del controllo sulla Crimea e sulle regioni orientali dell’Ucraina potrebbe portare alla perdita di prestigio per il governo russo e alla diminuzione del sostegno popolare. Potrebbe anche aumentare la tensione interna in Russia, specialmente tra i gruppi nazionalisti e filorussi.

A livello internazionale, la Russia subirebbe ulteriori sanzioni economiche e politiche da parte della comunità internazional

e, come quelle attualmente in atto a seguito dell’annessione della Crimea. Queste sanzioni potrebbero avere un impatto significativo sull’economia russa e potrebbero portare a un aumento dell’isolamento diplomatico della Russia. Inoltre, la perdita della crisi in Ucraina potrebbe avere ripercussioni per la posizione della Russia in Europa e nel mondo. Potrebbe diminuire l’influenza della Russia nella regione e rendere più difficile il mantenimento delle sue ambizioni geopolitiche.

Nel caso in cui la Russia perdesse il conflitto il presidente Vladimir Putin sarebbe sicuramente accusato di crimini internazionali, come ad esempio crimini di guerra, crimini contro l’umanità e contro alcuni alti funzionari russi. Vladimir Putin diverrebbe oggetto di indagini da parte del Tribunale penale internazionale (ICC) o di altri tribunali internazionali. Tuttavia, la Russia non ha aderito al trattato che istituisce l’ICC, il che significa che non è automaticamente giurisdizione del tribunale.

Putin è davvero pronto ad usare armi nucleari?

Partiamo dicendo che Vladimir Putin potrebbe essere sadico ma non è uno stolto. L’uso di armi nucleari in qualsiasi conflitto rappresenterebbe una minaccia per l’umanità e andrebbe contro gli obblighi internazionali della Russia come parte del Trattato di Non Proliferazione nucleare. Inoltre, ci sono una serie di fattori che rendono altamente improbabile l’uso di armi nucleari da parte della Russia, tra cui la consapevolezza del pericolo che ciò rappresenterebbe per la propria sicurezza nazionale, la loro incapacità di utilizzare le armi nucleari in modo selettivo e il fatto che l’uso di armi nucleari rappresenterebbe un atto di aggressione estrema che potrebbe portare a una risposta militare da parte degli altri paesi.

I paesi che hanno armi nucleari sono nove: Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele (anche se quest’ultimo non ha ufficialmente dichiarato di possedere armi nucleari). Ci sono anche altri paesi che non hanno armi nucleari, ma che ospitano armi nucleari degli Stati Uniti attraverso accordi bilaterali di difesa o di deterrenza, come ad esempio Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia. Questi paesi non hanno il controllo effettivo sulle armi nucleari che ospitano e l’accesso alle armi è limitato all’interno di specifici accordi e protocolli.È importante notare che la maggior parte dei paesi ha aderito al Trattato di Non Proliferazione nucleare (NPT).

Cosa potrebbe accadere nel caso in cui l’Ucraina dovesse perdere la guerra?

La perdita della guerra dell’Ucraina rivolterebbe semplicemente la situazione mostrandoci il lato oscuro che tutti vorremmo scongiurare.

Una vittoria dei separatisti o della Russia potrebbe portare ad un aumento del conflitto e a una possibile frammentazione del paese o addirittura a fare tabula rasa di tutto con lo scopo di cancellare completamente ogni segno della porecedente esistenza Ucraina.

L’Ucraina subirebbe conseguenze economiche negative perderebbe la perdita ed il controllo dei territori orientali e delle risorse naturali presenti, come il carbone, l’acciaio e il gas naturale. Inoltre non ottenebbe più aiuti economici e politici, e potrebbe causare una maggiore marginalizzazione del paese nella comunità internazionale. In sintesi, una sconfitta dell’Ucraina potrebbe causare gravi conseguenze politiche, economiche e sociali per il paese e per la regione nel suo complesso.

Per quale motivo nessuno interviene attivamente e ferma questa guerra?

Esistono interessi economici e strategici, come ad esempio il controllo delle risorse naturali e delle rotte commerciali, che rendono difficile per i paesi interessati rinunciare alla propria influenza sulla regione. Ci sono anche questioni etniche e nazionalistiche, come la difesa degli interessi dei russi e dei russofoni in Ucraina. Infine, ci sono anche questioni legate alla sovranità nazionale e all’integrità territoriale degli Stati coinvolti, che possono impedire un intervento diretto da parte degli altri paesi.

Un altro motivo da non dimenticare è la paura di una terza guerra mondiale. Un fattore che influenza la situazione in Ucraina e la risposta dei paesi coinvolti. Il mondo ha vissuto molte crisi e conflitti internazionali dopo la Seconda guerra mondiale, senza che ciò abbia portato a una guerra globale. La comunità internazionale ha sviluppato istituzioni e meccanismi di dialogo e negoziazione che possono aiutare a prevenire la diffusione dei conflitti e promuovere una soluzione pacifica. Basterebbe soltanto che Vladimir Putin aprisse le porte al dialogo vero senza dire no a tutte le proposte solo per orgoglio o per interessi che porteranno solo morte e irrisolutezza.
Spero questo articolo vi abbia aiutato a capire meglio la situazione Russia-Ucraina. Qualora aveste domande o segnalazioni scrivetemi. Sarò lieto di scrivere e approfondire per voi gli argomenti di vostro interesse.

Antonio Cesario

 




Dmitry Medvedev: Gli alieni esistono e vivono tra noi!

Ciao amici, ebbene sì avete letto correttamente. Gli alieni esistono e non sono una fantasia per camuffare misfatti, anzi tutti i governi e gli enti a esso legati continuano a insabbiare le informazioni per evitare che il pianeta venga a conoscenza dei reali fatti. Oggi vi posto un video del Primo Ministro Medvedev nel quale potrete visionare un’intervista. L’intervista in se per se non ha tanta importanza quanto quello che dice durante il fuori onda.Parla anche di “Babbo Natale” nome in codice per gli avvistamenti ufo come accadde durante il primo atterraggio sulla Luna. Ascoltate voi stessi e giudicate. Probabilmente il Primo Ministro sapeva di essere ripreso e ne ha approfittato per dichiarare in modo non ufficiale quello che tutti vogliono tener nascosto. Buona visione e scrivetemi, commentate.

Dichiarazioni:

“Io credo in Father Frost (Babbo Natale). Ma non troppo in profondità. Ma in ogni caso, sai, io non sono una di quelle persone che sono in grado di dire ai bambini che Father Frost non esiste”.

“Insieme con la valigetta con i codici nucleari, al presidente del paese gli viene consegnata una speciale cartella ‘Top Secret’. Questa cartella nella sua interezza contiene informazioni sugli alieni che hanno visitato il nostro pianeta”.

“Insieme a questo, viene consegnato un rapporto dei servizi speciali assolutamente segreto che esercita il controllo sugli stranieri sul territorio del nostro paese … Informazioni più dettagliate su questo argomento si possono ottenere da un noto film chiamato ‘Men In Black’… Io non vi dirò quanti di loro sono in mezzo a noi, perché può causare il panico “.

Video con commento in Italiano:

Video con sottotitoli in Inglese:

“I believe in Father Frost. But not too deeply. But anyway, you know, I’m not one of those people who are able to tell the kids that Father Frost does not exist”.

“Colleagues, somebody should be extremely punctual, while somebody else is exhausting all the limits for being late”.

“Along with this, you are given a report of the absolutely secret special service that exercises control over aliens on the territory of our country … More detailed information on this topic you can get from a well-known movie called ‘Men In Black’ … I will not tell you how many of them are among us because it may cause panic”.

Antonio Cesario




La nuova «guerra fredda: complotto o verità?

Ciao amici, oggi voglio aprirvi una porta e lasciare che vi crogiolate nei vostri pensieri traendo le vostre conclusioni. Io mi limiterò a riportare alcuni episodi accaduti ultimamente. Credo che mettendoli in relazione tra loro possa apparire una certa visione complottistica. Voi che ne pensate? Scrivetemi e commentate.

08 aprile 2015

WASHINGTON – Secondo la Cnn, la Casa Bianca è finita nel mirino di hacker russi, che hanno violato il suo sistema informatico, mettendo a serio rischio la sicurezza degli Stati Uniti. La Cnn, citando fonti dell’amministrazione informate su indagini già in corso, riferisce che i pirati informatici sarebbero riusciti a violare la rete arrivando a dati sensibili grazie ad un punto d’ingresso nella griglia di Foggy Bottom, avendo così accesso ai cambiamenti in tempo reale nell’agenda non pubblica del presidente Barack Obama.

07 aprile 2015

WASHINGTON – Un improvviso blackout a macchia di leopardo ha colpito Washington lasciando al buio, tra gli altri edifici, la Casa Bianca, il Congresso, il dipartimento di Stato e il ministero della Giustizia. Anche il briefing giornaliero del Dipartimento di Stato è stato interrotto, anche se la portavoce Marie Harf ha cercato di completare la conferenza leggendo gli appunti con la luce dell’Iphone così come i giornalisti. Poi al Campidoglio hanno utilizzato il generatore di emergenza.

15 dicembre 2014

Nell’Artico c’è l’eco: «Il Polo Nord è nostro». Il primo grido risale esattamente a un anno fa ed era stato emesso dal Canada. Ora ci riprova la Danimarca, che è diventata il primo Paese ad avanzare formalmente pretese sul Polo Nord e, soprattutto, sulle risorse di energia che si nascondono sotto i suoi ghiacci e su un territorio che, con il riscaldamento globale e l’apertura di rotte marine finora precluse (è stato approvato da poche settimane il nuovo codice di navigazione polare), diventa di rilevante importanza strategica.

2 marzo 2013

La Russia affila le armi: presto sarà guerra per l’Artico. “Non risparmieremo alcuno sforzo – ha assicurato nei giorni scorsi in un’intervista all’agenzia Reuters l’esploratore polare Artur Chilingarov – per dimostrare che la Russia sta seduta su risorse artiche. Facciamo molto, molto sul serio”. Chilingarov, eroe nazionale da quando, nell’estate 2007, scese con il suo minisottomarino a 4.200 metri di profondità sotto il Polo Nord per piantarvi il tricolore russo, ha precisato che la conquista dell’Artico è un progetto “sostenuto dal presidente.

Le mie impressioni

Io concludo semplicemente che qualcuno voglia appiccare un fuoco fatuo al fine di far nascere una guerra silenziosa. La conquista del mondo è sempre un principio fondamentale dei potenti, quando parliamo di petrolio, oro e ricchezze varie poi, a me risulta tutto chiaro.

Antonio Cesario