L’amico immaginario è così pericoloso?

Cari amici papà e mamma oggi parliamo di un argomento che ci sta a cuore. Se il nostro bambino parla con qualcuno che noi non vediamo sappiate che non è necessariamente un male, quindi non pensate alla schizzofrenia, demenza, scemenza o altro. I bambini più intelligenti sono quelli che ragionano con se stessi e con coetanei inesistenti.

L’amico immaginario è un idea e spesso anche un bene. Tra i 3 e gli 8 anni  la distinzione tra la realtà ed il sogno non è definita. Circa due terzi dei bambini hanno un amico immaginario con cui dialogano, litigano e giocano prima di prendere sonno, o nel ritorno da scuola, o se si ritrovano da soli a casa. Il bambino che inventa un “Doppio di sè” con cui interagisce. Solitamente i bambini danno al “doppio” un nome inventato o storpiato, e il linguaggio diventa inventato. L’idea di avere un segreto e di essere solo in due a saperlo rafforza il carattere del bambino e lo aiuta ad affrontare il mondo esterno con maggiore sicurezza. Pensate che io ancora oggi ho un personaggio immaginaro che subetra nei miei pensieri più stupidi e che diventa protagonista, noi adulti forse lo chiameremmo “Alter ego”.

La preoccupazione dei genitori che il figlio stia confondendo i propri desideri con la realtà, in genere raggiunge l’apice quando il piccolo attribuisce all’amico immaginario colpe o responsabilità sue. In questi casi è importante fargli notare con affetto e rispetto, che lo si comprende ristabilendo la verità. L’amico immaginario è un amico speciale, l’unico di cui ci si può fidare ciecamente, che non farà mai la spia e non abbandonerà mai il suo creatore per un altro amico. Questo amico possiede le caratteristiche del bambino e gli insegna a rapportarsi più facilmente con gli altri. Deridere il bambino o cercare di fargli capire che sta parlando con il muro è del tutto fuori luogo. Lui sa benissimo che l’amichetto non esiste, ma per lui il gioco resta una cosa seria. È importante evitare di ridicolizzare questa fantasia dato che il bambino si sentirebbe ferito, con il risultato che farà sempre più fatica a confidare il proprio mondo interiore.

Se il bambino vi invita a partecipare alle sue storie fantastiche, chiedendo per esempio di apparecchiare la tavola per l’amico immaginario, non c’è nulla di male a prender parte al suo gioco. Lo si deve fare in modo immaginario apparecchiando con piatti e pappa invisibili. Nella maggioranza dei casi, l’amico immaginario cessa di esistere dopo circa 3 anni dalla sua apparizione, quindi intorno ai 6-8 anni. Un giorno, all’improvviso, quando non ci sarà più bisogno di lui, se ne andrà. Nel caso in cui, dopo i 9 anni, il bambino dovesse continuare a coltivare questa fantasia, rifiutando nello stesso tempo la compagnia dei coetanei, sarebbe opportuno rivolgersi ad uno specialista. Il gioco dell’amico immaginario è un gioco “normale”, ma se permane nella fase preadolescenziale (dagli 11 anni in poi), quel gioco potrebbe indicare un disagio psicologico che andrebbe indagato più a fondo.

Fonte: Medicitalia.it

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