Come si costruisce una macchina del tempo?

Ciao amici, nell’ultimo articolo abbiamo parlato della macchina del tempo, oggi vediamo come si costruisce, o meglio come gli studiosi dicono che si potrebbe realizzare. A differenza delle macchine del tempo dei film, quella di Paul Davies non si sposta nel tempo,ma modifica la struttura dell’universo per costruire un percorso chiuso nello spazio. Crea un wormhole artificiale che consente al viaggiatore di andare nel passato e tornare indietro. Può essere realizzata con le tecnologie già oggi disponibili.

  1. Il primo strumento necessario per realizzare un wormhole artificiale è un collisore, cioè un acceleratore di particelle. Queste macchine permettono di ricreare le condizioni dell’Universo a circa un microsecondo dopo il Big Bang (?), quando la temperatura era di dieci trilioni di gradi e l’universo era in uno stato definito plasma di quark e gluoni (particelle subatomiche).
    Proprio da una bolla di questa materia ad altissima energia si estraggono i wormhole “virtuali”. Questi però compaiono solo per tempi brevissimi, per poi scomparire nel vuoto che si trova all’interno degli acceleratori.
  2. Il passo successivo è trasformare i wormhole virtuali in reali, iniettando l’energia sufficiente per evitare che riscompaiano.
    È un fenomeno noto della fisica, per esempio si utilizza nella trasmissione di onde radio. Intorno a un elettrone girano fotoni virtuali, formando il campo elettrico. Se si accelera l’elettrone, facendolo passare in un filo, i fotoni virtuali acquistano energia e si trasformano in fotoni reali allontanandosi dal filo sotto forma di onde radio. Tuttavia, l’energia del plasma di quark e gluoni non basta per raggiungere le temperature richieste per trasformare questa “schiuma” spazio-temporale in vero wormhole.
    II secondo strumento per fabbricare la macchina del tempo di Davies è un dispositivo dl implosione che dà alla bolla di quark e gluoni l’energia necessaria per comprimerla di un fattore pari a un miliardo di miliardi.
    Questo per elevarne la temperatura consentendo la trasformazione della bolla in un embrione di wormhole.
    La difficoltà non è nella quantità di energia necessaria (circa dieci miliardi di joule, la produzione di una centrale elettrica in qualche secondo), quanto nella concentrazione dell’energia su dimensioni così piccole.
  3. Per portare il wormhole dallo stato embrionale a dimensioni utili occorre utilizzare un dilatatore, che ne accresca le dimensioni e lo mantenga aperto per consentire al temponauta di passarvi senza problemi. Per fare questo Paul Davies ipotizza di servirsi dell’antigravità, una forza repulsiva che può essere prodotta dal cosiddetto “effetto Casimir”. Due piastre conduttrici variano i campi elettromagnetici dello spazio, creando una forza repulsiva, l’antigravità appunto.
  4. L’ultima fase consiste nel trasformare il wormhole, ormai portato alla taglia giusta, in una macchina del tempo. E cioè stabilire una differenza temporale permanente tra le sue estremità. Il compito è affidato al differenziatore e la tecnica suggerita è la dilatazione temporale che si osserva nell’effetto dei gemelli. Ancora una volta si ricorre a un acceleratore di particelle, in questo caso per far circolare una delle estremità del cunicolo a velocità prossime a quella della luce, per un periodo sufficientemente lungo da provocare una discrepanza temporale fra le due estremità. Così si può viaggiare indietro nel tempo.

Leggi anche l’articolo Paul Devis e la sua macchina del tempo.

Antonio Cesario

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